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giovedì 23 febbraio 2012

Lezioni di catechismo da 112 euro

Ero convinta che ci fosse ancora libertà di pensiero. Ero convinta che si potesse scegliere cosa ascoltare, cosa guardare, in cosa credere. Invece no.
Siamo ormai circondati da una fitta ragnatela di comunicazione costruita e livellata, giorni interi di repliche, clip audio, interviste, commenti, minacce, fischi.

Ecco il punto: non mi spiego per quale motivo io, cittadina pagante 112€ di canone Rai, (società con la pretesa di definirsi Radiotelevisione ITALIANA S.p.A.) debba essere costretta ad ascoltare sulla stessa rete Rai e sulle concorrenti gli sproloqui di un personaggio a dir poco discutibile, armato di lingua lunga e per giunta stipendiato, all'interno di un festival della cui utilità potremmo ancora molto discutere.

Ed ecco che improvvisamente gli attacchi a due testate giornalistiche di chiara ispirazione cattolica diventano il centro di qualsiasi telegiornale, su qualsiasi canale ed a qualsiasi ora. La notizia viene addirittura data prima di fatti di cronaca, incidenti ed aggiornamenti sulle missioni di guerra dei nostri connazionali.
Il tutto ovviamente contribuendo al fine ultimo di questa azione provocatoria: far parlare di sè ed ottenere inviti per trasmissioni radio e tv, che non faranno altro che aumentare l'incasso complessivo del personaggio.

Già, perchè la parte buffa è proprio questa: il "signore" non si è prestato gratuitamente per la causa, ma con le sue apparizioni durante il Festival di Sanremo ha messo da parte circa 750 mila euro, centesimo più centesimo meno (la cifra esatta pare segreto di stato, e non stento a comprenderne il motivo), denaro che - lui dice - donerà in beneficenza. 
La mia domanda a questo punto è: per quale motivo accettare un compenso così oneroso se lo si ritiene una "formalità"? Perchè non far girare direttamente i soldi dei contribuenti a qualche fondo benefico?
La situazione puzza, eccome se puzza.

Per non parlare poi della gratuita lezione di catechismo che gli ascoltatori hanno dovuto subire in attesa di ciò che li interessava, ossia la musica. 

Ho frequentato una scuola di suore per 8 anni e credo di essere abbastanza informata su religione e affini, ma trovo inaccettabile che si permetta a chiunque di salire su un palco a predicare, come se ci si trovasse in chiesa. 

E' vero, il cattolicesimo è la religione di stato, ma non c'è nessun obbligo di professione del culto, nè tantomeno dovrebbe essere tollerato l'atteggiamento di chiunque voglia imporre la predica del proprio credo agli altri. Mi riferisco al fatto che probabilmente tra i famosi 16 milioni di ascoltatori collegati in occasione del monologo troveremo un buddista, un musulmano, un ortodosso, che sono stati messi nella condizione di dover scegliere se ascoltare o cambiare canale.

Quando le cose vanno male, si sa, noi italiani diamo il meglio.

Telegiornali e riviste partono all'attacco, rotocalchi e talk show hanno di che spettegolare, blog e siti internet sono pronti a sproloquiare su quanto sia bravo, in fondo, un'artista e un maestro di vita.
E anche gli stessi che hanno ingaggiato il "simpatico" personaggio, concedendogli 20 minuti di monologo a serata (senza vincoli e senza conoscere preventivamente gli argomenti trattati), sono pronti a dichiarargli guerra ed a ritrattare tutto ciò che ha detto, accusandolo di ledere l'immagine dell'azienda: sveglia gente, il permesso di insultarvi gliel'avete dato voi. La prossima volta, magari, fatelo con i vostri soldi.


ps: l'omissione del nome del personaggio e delle testate è voluta, poichè a mio modesto parere si è già parlato fin troppo della faccenda, senza che vi sia la necessità di pubblicizzarla ancora e dare sostegno nell'indicizzazione della stessa.
E, per la cronaca, io non ho guardato nè ascoltato il tutto prima di questa sera.

sabato 14 agosto 2010

A 7 mesi si impara a lottare

7 mesi. Fratture multiple al cranio, alle dita, ad un femore e ad un omero, sette costole rotte, segni di morsi e bruciature sul corpo.
Non è la trama di un nuovo film dell'orrore, ma la condizione in cui è stato portato all'ospedale la sera dell'11 agosto un bimbo di Gioia del Colle, vicino a Bari.
La madre brasiliana di 28 anni l'ha ridotto così a seguito dell'ennesima discussione con il compagno.
Per vendetta.
Ovviamente nessuno sapeva nulla, nessuno si è accorto dei segni dei maltrattamenti che il bimbo subiva da circa 2 mesi e che sono poi degenerati causandogli ora "rilevantissimi danni neurologici".
Il piccolo, che ora si trova all'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, ha subito un delicato intervento neurochirurgico, prima del quale è riuscito a superare due collassi.

Lotta con le sue deboli forze, proporzionate ad un bimbo di 7 mesi.
Ma non è questo il compito di un bimbo: dovrebbe pensare a crescere, ad imparare, a scoprire il mondo, invece lotta per poter sperare di vederlo ancora.

Dove sono finiti quelli che avrebbero dovuto garantirgli protezione ed affetto?
La madre, che ha confessato, è ora reclusa nel carcere di Bari, mentre la polizia indaga per chiarire la posizione del padre trentacinquenne e dei nonni paterni: secondo le forze del'ordine non è possibile che fossero tutti estranei alla vicenda.
Intanto la Procura ha disposto la sospensione della patria potestà di entrambi i genitori ed affidato il bimbo alle cure degli assistenti sociali.

In questa giornata grigia e piovosa, anche il cielo ha deciso di reagire con sdegno alla notizia dell'ennesima brutalità estiva.
Mi risulta impossibile immaginare quale possa essere l'evento capace di scatenare nella mente di un genitore un tale desiderio di violenza. Continuo a chiedermi come sia possibile colpire così un bimbo indifeso e senza colpa, con la sola responsabilità di avere un mostro come madre.

Non mollare piccino, siamo tutti accanto a te a sperare che un giorno tu possa svegliarti e conoscere il mondo, ed a lottare al tuo fianco affinchè non succeda mai più un fatto così terribile.

mercoledì 11 agosto 2010

Amici di Dante

Da settimane ormai tento di liberarmi dal pensiero e dai residui della maturità, ma sembra che, almeno per un altro po’, non sia questo il mio destino.
Non si può certo dire che io non ci stia provando: sono in vacanza, faccio il bagno, mangio focaccia ligure tutti i giorni come se fosse la prima volta e finalmente ho ripreso ad uscire di casa anche dopo il tramonto.
Ma quando alle 9 del mattino in spiaggia apri il giornale e leggi la lettera di un professore cinquantaquattrenne come quella apparsa su “La Stampa” domenica 8 agosto, non puoi restare indifferente.

Il manoscritto del professor Vittorio Gennarini contiene una serie di lamentele in stile aulico burocratico sull’ignoranza degli studenti di un liceo della periferia napoletana a cui ha dovuto porre domande di letteratura italiana come commissario esterno di maturità.
Tal soggetto denuncia la totale mancanza di nozioni teoriche su Dante Alighieri ed a proposito del panorama storico-artistico in cui il poeta fiorentino si trovò ad operare.

Mi fermo a riflettere e scopro che, nonostante questo lungo mese di astinenza forzata dai libri, ricordo ancora la sua data e luogo di nascita, le vicende politiche che causarono l’esilio, l’identità degli amici citati nella Divina Commedia e l’indimenticabile epistola a Cangrande Della Scala. Manca solo il numero d scarpe, ma con un po’ di sforzo potrei ricordare anche quello (e sono sicura che anche i miei - ormai ex - compagni qualcosa saprebbero dire).

Ecco quindi il dubbio: è possibile che nessuno dei ragazzi provenienti da una delle regioni a più alta presenza di cento e lode del 2010 sapesse qualcosa su Dante?
Così recitano le recenti statistiche: la Calabria, la Puglia e le restanti regioni del Sud hanno il più alto rapporto studenti della regione/cento e lode (2,1% in Calabria).

E noi, che siamo parte dello 0,9% piemontese, sappiamo addirittura chi sia Dante Alighieri.
Roba da pazzi.

venerdì 23 luglio 2010

Il futuro davanti agli occhi: chiamarsi Berlusconi conviene

La maturità è finalmente alle spalle, gli impegni non sono più così pressanti ed ovunque si respira aria di estate.
Così, tra un sito ed un canale televisivo, non rimane altro da fare che farsi coraggio e prendere una decisione, stabilendo quale delle diverse facoltà sarà quella della nostra vita.

Un pomeriggio come un altro, navigando su facebook, leggo:
"Barbara Berlusconi si laurea: don Verzè le offre la cattedra e umilia i laureati italiani".
All'inizio mi pare scontato considerare la notizia come una barzelletta, poi decido di informarmi e leggere qualcosa in più.
Così clicco su un link, la pagina bianca mi fa attendere un istante e subito mi dirotta verso la notizia desiderata.

Ieri, 22 luglio 2010, Barbara Berlusconi si è laureata con 110 e lode all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano con una tesi su "Il concetto di benessere libertà e giustizia nel pensiero di Amartya Sen".
Fin qui tutto bene.
Proseguo, scorro l'articolo fino al punto critico.
Pare che, alla fine della cerimonia di proclamazione, il rettore Don Verzè abbia domandato alla neo-laureata Berlosconina cosa ne pensasse della possibilità di creare una nuova facoltà di Economia del San Raffaele basata sul pensiero di Sen e se, nel caso, le sarebbe piaciuto diventarne docente.

Io, che mi ritengo abbastanza intelligente, ho scelto di prendere tutto ciò come uno scherzo. Un fraintendimento, si tratta certamente di questo.
In questo periodo sento e leggo talmente tanti commenti sul futuro universitario dei miei coetanei, che ho scelto di rifiutarmi di considerare seria quella richiesta.
Perchè noi, che dal liceo o dagli istituti tecnici siamo usciti con l'acqua alla gola dopo 5 anni, non meritiamo una presa in giro di queste dimensioni, specialmente in questo periodo.
Noi che l'università ce la siamo sudata e in cui abbiamo riposto le nostre speranze, non vogliamo credere che bastino un nome o un'amicizia a stabilire chi può fare strada e chi no.
La scelta che dobbiamo fare è già abbastanza vincolata alla possibilità d sbocchi lavorativi, di avere in futuro la possibilità di mantenersi, di non dover lasciare l'Italia per continuare gli studi, per poter sopportare anche questa.


Non che sia una novità il fatto che l'Università, al pari di tutte le altre organizzazioni più o meno statali, si basi più spesso sulle conoscenze che sulla meritocrazia: una mossa del genere sarebbe però fin troppo sfrontata.
Ciò che fa riflettere sono però le due lettere scritte da una docente dell'università che casualmente non era stata invitata alla cerimonia: nella prima Roberta de Monticelli afferma
"Insegno filosofia della persona alla facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che il nostro rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolto alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una facoltà di Economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia";
nella seconda ci tiene a precisare che la sua reazione non ha l'obiettivo di criticare il livello di preparazione della candidata o il metro di giudizio della commissione, bensì di dissociarsi dalle parole del Rettore che, a parer suo, minano "la fedeltà ai principi di etica proclamati dallo stesso fondatore e Rettore e condivisi con tutti i colleghi, e primo fra questi il principio di libertà che è il cuore e l’anima dell’insegnamento della filosofia".

In fondo però, con questo caldo, è sconveniente che ci preoccupiamo: mal che vada ci faremo adottare tutti quanti dal Papy e magari qualcuno ci troverà un lavoro dopo l'università, giusto o sbagliato che sia.
Mi sorge solo una domanda, pressochè spontanea, dal profondo del cuore: a cosa diavolo sono serviti tutti i sacrifici fatti in questi 13 anni di scuola?

giovedì 22 ottobre 2009

L'altro lato del Lodo: istruzioni per l'uso


Il 7 Ottobre 2009 la Corte Costituzonale dichiara l'illegittimità costituzionale del Lodo Alfano, con 9 voti su 15 a sostegno di questa tesi.



Ma quali sono i motivi di questa scelta e cosa prevedeva nello specifico il testo della costituzione?
Il Lodo Alfano è stata una legge dello Stato Italiano entrata in vigore il 23 luglio 2008 e dichiarata incostituzionale, come già detto, il 7 ottobre 2009.
Il nome del disegno di legge proviene dal suo formulatore, il ministro della giustizia Angelino Alfano, anche se è formalmente noto come "Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato" (legge 124/2008)." Esso riprende il tentativo di regolarizzare la stessa materia del lodo Schifani, anch'esso giudicato non regolare.

Per riassumerne brevemente il contenuto, mi avvalgo del contributo della specifica pagina di Wikipedia, che fornisce un breve schema a punti particolarmente chiaro, uno per ogni comma:
  • Sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato (Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio)
  • Rinuncia alla sospensione (da parte delle cariche dello Stato)
  • Assunzione delle prove non rinviabili
  • Prescrizione: alla sospensione del processo è collegata la contestuale sospensione dei termini di prescrizione.
  • Durata della sospensione: la sospensione opera per l'intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile (ripetibile)
  • Trasferimento dell'azione in sede civile: in caso di sospensione viene stabilita la possibilità per la parte civile di trasferire l'azione in sede civile.
  • Disposizione transitoria: la sospensione si applica anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della legge
  • Entrata in vigore 
Dunque, ora che abbiamo analizzato il testo della legge, non ci resta che comprendere per quali motivazioni essa è stata considerata incostituzionale.
La sentenza della Corte dichiara "l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione."
Vediamo quindi cosa dicono di preciso questi articoli:

Articolo 3   "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."


Articolo 138    "Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti."

E' evidente che chi ha formulato la proposta di legge aveva perfettamente chiaro il suo scopo, data la ricchezza di particolari e la limitatezza del suo raggio d'azione.
Quello che invece suona strano, "calcolato", è la comparsa della legge proprio nel momento in cui alcuni tra gli esponenti più significativi del nostro governo si trovavano ad avere problemi con la giustizia.
Sarà un caso?
Il fatto che non si sia considerato sufficiente uno strumento come il "legittimo impedimento" (che permette alle cariche dello stato di concordare le date di eventuali udienze con i giudici in modo da non sovrapporle con gli impegni istituzionali), è un ulteriore campanello di allarme.
Che sia davvero un modo per sfuggire alla giustizia?
Se vogliamo proprio girare il dito nella piaga, e pare il caso di farlo, le uniche due personalità che avrebbero usufruito del Lodo sono l'attuale premier Silvo Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, nei seguenti casi.

Berlusconi:
  1. processo per corruzione dell'avvocato David Mills;
  2. processo per diffamazione aggravata dall'uso del mezzo televisivo in merito alle relazioni tra le cosiddette Cooperative Rosse e la camorra;
  3. processo per la compravendita di diritti televisivi
Fini:
  1. Rinuncia alla protezione del Lodo a seguito di una querela per diffamazione mossagli dall'ex pubblico ministero Woodkock; quest'ultimo ritira le accuse in rispetto della scelta di Fini.
Uno ci prova anche a credere alle giustificazioni, alla tesi di continue ed esagerate diffamazioni, alla teoria del complotto: ma quando è troppo è troppo.
Perchè alla fine è sempre così, quando ti esponi, quando sostieni la tua ideologia contro una moltitudine di tesi contrarie sai che vai incontro a mille critiche, a volte ad insulti.
Ma questo non conta.
Se ci credi, se credi che nel governo attuale non ci siano poi così tante porcate in più rispetto a quelli passati, una cosa come questa ti fa letteralmente cadere le palle. E scusate la volgarità, davvero.
Ti fa pensare che forse gli altri non si sbagliano di tanto, che magari qualcosa di vero c'è. Perchè finchè si parla per sentito dire è tutto facile, ma quando si è di fronte al dato di fatto, alla prova materiale, non c'è scampo.
Qui non c'è dubbio, non c'è possibilità di errore: il testo mira direttamente a rendere imperseguibili penalmente i politici in carica.

E allora, caro Silvio, sveglia: la fiducia degli elettori te la devi guadagnare, non pretenderla solo perchè sei già lì e non si può avere di meglio.
A volte mi sembri quasi come quei professori convinti di essere dei, che pensano di poter esigere rispetto anche se non ne hanno per gli studenti di fronte a loro, solo perchè si trovano dall'altro lato di una cattedra: così facendo perderai anche gli ultimi, rari, che non ti credono un imbroglione.

mercoledì 15 luglio 2009

Dignità vs Griffe

C'è sempre da stupirsi girando per la rete in cerca informazioni.
Pensavo di scrivere qualcosa sugli abiti firmati e ho digitato "giovani abiti firmati" su Google, magari integrando quello che avrei trovato con le idee delle mie compagne di scuola e redazione qualcosa di carino poteva saltar fuori.
Capito a caso su un sito, il blog di Rete Veneta. Il post titola:

"12ENNE IN POSE HARD PER COMPERARE VESTITI FIRMATI"

Mi fermo esterrefatta. Poi riprendo a leggere.
I genitori della ragazzina non potevano permettersi capi firmati per la figlia (o non li volevano acquistare per forma di educazione), così lei durante l'orario di scuola si spogliava e scattava foto nei bagni per poi venderle ai compagni.
Prima di scrivere questo post mi sono chiesta almeno una decina di volte quale potesse essere il motivo capace di spingere una dodicenne ad abbandonare in un secondo dignità e pudore per indossare una maglietta con 4lettere stampate sopra.
Non ho trovato una risposta.
Vestire firmato fa figo, è "in", ti allontana dal gruppo degli sfigati. Un paio di scarpe pagato 100 euro è sicuramente migliore di uno da 20, anche se è orrendo.
Sono scelte.
C'è chi dà la colpa alla pubblicità, chi alle veline di Mammuccari, chi ai genitori dal polso molle.
Di chiunque sia, la colpa c'è.
Per quanto possa essere gradevole, ormai un capo firmato proviene dagli stessi fornitori dei banchi dei mercati, che si voglia ammettere o no. Ma ha qualcosa in più...l'etichetta.
Se vi chiedessero di pagare 130euro un pezzo di stoffa 4centimetri per 2 lo fareste?
Nell' 80% dei casi è quello che accade acquistando un capo firmato.
C'è crisi, "si tira avanti" e poi tuo figlio è vestito dalla testa ai piedi Nike, Armani, Guess, Polo e Fred Perry. Ma per piacere.

Ci sono ovviamente anche le eccezioni, quegli abiti di cui uno si innamora e per i quali fa uno strappo alla regola, i regali di compleanno fatti e ricevuti, magari quel paio di scarpe che paghi un po' di più, ma sai durerà il doppio.
Basta non esagerare e non trasformarla in una mania.

Domanda tipica di chi veste firmato:
"Bella questa cintura!!E' originale di Cavalli?"
"Si guarda l'ho pagata un sacco ma era troppo bella..."
"Ah, beh valeva la pena! Io volevo comprarne una simile ma poi ho lasciato stare..."

Certo che valeva la pena: come direbbero quelli di Mastercard, pagarla 10euro sulla spiaggia e vedere la tua faccia convinta da gnoccolona, NON HA PREZZO.

giovedì 9 luglio 2009

Jacko, se mi senti non tornare

A due giorni dai funerali privati e dallo show in diretta mondiale dello Staples Center, il mondo sembra non volersi rassegnare senza lottare alla morte del Re del Pop.
Nonostante la divulgazione del certificato di morte, le notizie derivate dalle autopsie compiute sul corpo del cantante e i due funerali, i milioni di fans sperano ancora che si tratti di una messa in scena per appianare i debiti.
Una sorta di recita insomma.
Ora Michael si trova in un paese dell'Est, forse in Ungheria, e aspetta di riprendersi per tornare e tenere fede alla promessa di un ultimo tour. Ha seguito le orme dell'ex suocero Elvis, questo è quello che pensano.
Forse.

Il fatto strano è che cercando in rete si possono trovare video e testimonianze che sostengono invece la notizia della morte di Jacko.
Uno di quelli che hanno suscitato maggiormente il mio interesse mostra l'interno della casa dell'artista a Neverland: per chi volesse dare un'occhiata basta cliccare qui.
Sembra proprio autentico.
Forse.

Per quante congetture si possano fare sulla vera sorte di Jackson, nessuno mai potrà arrivare alla soluzione. Non abbiamo visto nessuna salma, non si hanno notizie sul luogo della sepoltura nè sulle esatte cause della morte.
Tutto quello che abbiamo visto è una bara di bronzo placcata in oro a 14 carati.
Ma cosa penserebbe Michael di tutto quell'oro?
Mi pare incredibile che dopo tutti i suoi tentativi di combattere la fame nel mondo potesse cadere così in basso nel progettare la sua bara. Da questo si dovrebbe dedurre che lui proprio non poteva saperne nulla, che sia stato organizzato tutto dopo la sua morte.
E se invece fosse uno dei suoi soliti controsensi?
Del resto è lo stesso uomo che cantava "Don't matter if you're black or white" e nel frattempo cercava il modo di farsi sbiancare la pelle perchè non si sentiva accettato.

Dov'è la verità?
Forse tutte queste voci non faranno che complicare la situazione e di certo i media stanno facendo di tutto per alimentare la falsa credenza che il Re del Pop tornerà. Milioni di persone si faranno convincere che sia ancora vivo, che sia in viaggio...come si fa con i bambini quando una persona se ne va.
Nel frattempo i suoi album sono in cima alle classifiche e danno l'impressione di volerci rimanere per parecchio tempo, mentre allo stesso modo i gadget e tutti gli oggetti che in qualche modo lo ricordano stanno acquistando valore.

Addio, caro Jacko.
Hai fatto sognare generazioni intere con la tua musica e i tuoi balli, però non posso dimenticare la delusione di sentirti accusato di pedofilia.
Ora Jordan Chandler ha ritirato le accuse ammettendo che era stato costretto dal padre a mentire per ottenere denaro, che non l'avevi mai molestato.
Ovunque tu sia, resta lì.
Vivi la tua vita in pace e libero dai pesi che ti perseguitavano.
Ti ricorderemo come un genio che se n'è andato con la dignità di un uomo qualunque.

domenica 28 giugno 2009

Addio, cara vecchia maturità

La strada verso la robotizzazione internazionale è ormai spianata.
Il ministro Mariastella Gelmini ha intenzione di modificare la prova di maturità italiana, forse già a partire dal prossimo anno: ciò significa che gli studenti che hanno frequentato la quarta superiore nel 2008/2009 si troveranno davanti ad un esame di maturità completamente diverso.
E' infatti obiettivo del ministro introdurre "una prova nazionale sul modello Invalsi(l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo, ndr), analoga a quella della scuola media": essa proporrà "un metodo di valutazione oggettivo attraverso una prova multidisciplinare a domande con risposte multiple".
Crocette, per farla breve.
Fantastico, si potrebbe pensare. Copi che è una meraviglia e passi l'esame, niente di più facile.
Provate ad immaginare una versione di Cicerone come quella di quest'anno, magari complicata, piena di perifrastiche e costrutti difficili. Bene, ora immaginate di trovarvi di fronte una domanda con tre possibili traduzioni di un periodo, magari tutte e tre plausibli: come troverete quella giusta? E soprattutto: trovate abbia un senso fare una versione o un compito d matematica a crocette?
Si salvi chi può.
Se per uniformarci al sistema internazionale dovremo rinunciare a quel poco di conoscenza e proprietà di scrittura e linguaggio che ancora vengono insegnati in Italia, vuol dire che siamo proprio alla frutta.
Anzi:
a) alla frutta
b) alla panna
c) allo sbando

Per approfondmenti suggerisco questo artcolo:
http://www.studenti.it/superiori/maturita/proposta_test_invalsi.php
Rabbrividisco solo leggendo le prove d terza media.

sabato 27 giugno 2009

La guerra di Neda

Avevo promesso di affrontare l'argomento, anche se devo ammettere di non sapere bene nemmeno cosa pensare.
Una ragazza è morte per le sue idee politiche diverse e scomode, mentre combatteva la sua guerra.
Girando nel web si vede di tutto: da video di telegiornali che, senza il minimo tatto, propongono gli ultimi istanti di Neda, a siti e blog che considerano la morte della ragazza una montatura a fini politici. (vedi link a fondo-post)
Sono allibita, in entrambi i casi.
Il solo pensare che al mondo esista qualcuno in grado di speculare sulla morte di una ragazza fa venire i brividi. Però nessuno dice niente.
Va tutto bene, tutto ciò che si sta verificando in questi giorni è giusto, "ci stringiamo intorno alla famiglia e non dimenticheremo".
Siamo ancora noi, gli stessi che, se in tv si trasmette qualcosa di un po' più duro in prima serata, insorgono in difesa dei bambini?
Perchè nessuno (o pochi blogger) trova strano che le immagini della tragedia non siano state protette o eliminate dal web e dai telegiornali? E' forse normale che siti come YouTube, sempre pronti alla censura e al controllo, non abbiano mosso un dito per fermare il video di una ragazza che muore dissanguata?
Non voglio pensare, non voglio scoprire cosa si nasconda dietro le mie ipotesi.
Qualuque sia il motivo o lo scopo di tutto questo, è una vergogna.
Assurdo da dire e anche da pensare, spero che tu, cara Neda, sia morta davvero e ora possa riposare in pace. Perchè se così non fosse significherebbe per noi la fine della libertà di pensiero e l'inizio di una guerra più grande della tua.


Blogghete, sostiene l'idea che sia tutta una montatura: http://blogghete.blog.dada.net/post/1207097772/NEDA-NATIONAL-ENDOWMENTS-FOR-DEMOCRACY-ASSOCIATED.html
NB: sebbene io speri che si sbagli e creda che vada cercando troppe congiure in tutto, l'autore del sito fornisce prove pausibili...o no?