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venerdì 26 giugno 2009

Niente scuse, Balotelli

Prima di trattare l'argomento occorre fare una premessa: non sono razzista, mi provoca disgusto ogni tipo di discorso di questo genere e sono convinta che quello che dirò potrà essere accettato e compreso senza troppa difficoltà.

Ho appena assistito all'ultima partita dell'Italia agli Europei U21, segnata da una sconfitta ad opera della Germania che è costata l'ammissione alla finale.
Devo ammettere che ancora una volta ho potuto notare scenate isteriche e gesti antisportivi del cosiddetto "Super Mario", il giovanissimo tesserato dell'Inter Mario Balotelli.
Niente da dire sulla sua bravura e capacità tecnica (forse un po' di egoismo, ma è ancora giovane), il numero 20 nazionale è sicuramente un fenomeno con il pallone. Ma questa non è un'attenuante.
Il minieroe interista pare non aver ancora capito che lo sport a cui prende parte è il CALCIO, non una strana specialità di lotta libera. E' davvero imbarazzante vedere un ragazzo così giovane e di così buone speranze prendere a calci un avversario dopo uno stupido fallo di gioco o entrare con cattiveria sulle gambe dell'avversario. E non è accaduto solo una volta.
Dov'è la differenza tra i fischi a Materazzi e quelli a Balotelli?
Entrambi giocano pesante, a volte con cattiveria e per far male. Solo che per molti opinionisti è più facile dare la colpa dei fischi ai razzisti, a persone insensibili che attaccano un povero ragazzo giovane di colore ma buono, che non vuole far male a nessuno, quasi posseduto da uno spirito maligno e ribelle.
Qui il colore della pelle non c'entra, si tratta solo di riconoscere la realtà dei fatti e ammettere che se Balotelli viene fischiato da ogni curva avversaria cui si trovi di fronte, forse un motivo c'è.
Forse proprio lui, lo stesso Super Mario capace di segnare gol da Play Station, dovrebbe rendersi conto che per essere davvero considerato Italiano ed essere benvoluto anche dagli scettici dovrebbe smettere di comportarsi da animale e provare ad essere anche durante le partite il giovane uomo garbato che senza dubbio è al di fuori del campo.